martedì 18 aprile 2017

SUNDAY IN NYC: QUELLA VOLTA CHE HO INCONTRATO #NN [capitolo 3, un piano infallibile]

_________________________________________nelle puntate precedenti: 1, 2 ________


ri-esco alla luce del sole, anche se di sole sembra non volercene essere più tanto...
girovago un po'...
qui i palazzi sono più alti e sbrilluccicosi, ci sono un sacco di taxi gialli come al cinema, più gente, più confusione, più yeah, più wow, più... boh!
forse non sono del tutto normale, ma se devo dire la verità... mi piaceva di più quello che ho visto prima.
passeggio per delle vie forse un po' troppo inflazionate da anni e anni di film e serie tv, sono un po' perplessa: non credo sarà mai questo quello che più amerò di NYC.
mi fermo a prendere una fetta di pizza in negozietto che fa angolo tra due strade, sapendo già che "hai voglia che mappazzone mi danno da mangiare questi... pensano di essere talmente tanto fighi da insegnare agli italiani come si fa la pizza... proprio loro che mettono le polpette negli spaghetti e...."
niente.
do un morso e quella è una pizza coi controcazzi.
forse non la più buona della mia vita, ma sicuramente una delle.
vedo sbucare nelle vicinanze la punta dell'Empire State building, ma il tempo non promette bene, meglio rimandare ai prossimi giorni.
sto cercando di levarmi dalla testa l'immagine di #NN che esce di casa e mi fa internare in manicomio, però so che con questa questione dovrò fare i conti.
e anche alla svelta.
nei mesi passati, mentre aspettavo che arrivasse il momento di partire, mi sono chiesta mille volte cosa avrei fatto.
in realtà non mi sono mai data una risposta...
chiamarlo sarebbe stupido.
non chiamarlo sarebbe da cretini.
quindi???
quindi non lo so.
lo vorrei vedere, lo ammetto, ma non lo sento da mesi e non so affatto come la prenderebbe.
dovrei lasciare stare....
però è anche vero che non è che vengo a New York un giorno sì e uno anche... cioè... o lo faccio adesso o mai più, no?
sentite, sapete che faccio? io parto venerdì, lo chiamo giovedì.
giovedì è ideale, così se mi sfancula pesantemente almeno non passo tutto il viaggio a disperarmi.
nel peggiore dei casi mi dispero a casa mia.
e la polizia non ha tempo di arrestarmi.
è un piano geniale.
scatto una foto al palazzo di Macy's per whatsapparla alla mia collega, giusto per essere un po' stronza e farle venire quel tantino di mal di fegato.
quel tipo di mal di fegato che io non capirò mai, perchè, statene pure certi, dentro Macy's non mi ci vedrete nemmeno col binocolo.
è un po' come quelli che sono stati a Londra e la prima cosa che ti raccontano è "sono andato da Harrod's" tutti in solluchero... ma che problemi hanno?
mah, sarà che io ho notoriamente problemi anche ad abbinare i calzini quando mi vesto, quindi certe cose non mi sfiorano neppure il cervello.
e infatti, a riprova di quanto appena detto, al cospetto di sua maestà Macy's io attraverso la strada ed entro da Kmart.
per farvi un paragone, Kmart è una cosa tipo la Standa degli anni '80, una cosa abbastanza bruttella.
ad ogni modo, i miei potentissimi mezzi sanno che da Kmart vendono un parka verde militare a fiori che ho visto addosso a Rozzi Crane in una foto con Adam Levine.
ora... non ho idea di chi sia Rozzi Crane, ma concentriamoci sul giubbetto.
ho detto parkaverdemilitareafiori.
una cosa che trasuda truzzaggine già solo dal nome.
e io, per le motivazioni sopracitate, ovviamente devo averlo.
esco beatamente dal negozio con la borsina del mio parkaverdemilitareafiori in mano e il mio infallibile piano per giovedì in testa.
siamo a cavallo, tutto sotto controllo...
infatti... tempo due minuti e piove chediolamanda.
ovviamente non ho un ombrello, quindi mi sbatto dentro la Penn Station e decido tornare in hotel.
forse........

____________________________________________________to be continued..._______

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