mercoledì 29 marzo 2017

SUNDAY IN NYC: QUELLA VOLTA CHE HO INCONTRATO #NN [capitolo 1, a spasso per NY]

è la mia prima mattina a New York, mi sono svegliata decisamente presto, causa fuso, e non vedo l'ora di uscire a vedere cose.
questa città butta bene.
voglio dire...
ieri in sola mezza giornata sono riuscita a non litigare pesantemente con l'omino della dogana, riavere la valigia tutta intera, comprare le scarpe da running più comode del mondo e farmi abbordare da un tizio pure belloccio in Union Square.
sento che questo viaggio sarà perfetto.
mi incammino con un biscotto al cioccolato abnorme in una mano e un cappuccino nell'altra alla volta del ponte di Brooklyn.
ho una guida, ottomila mappe e milioni di appunti che, come ogni volta in cui vado da qualche parte, rimarranno chiusi nella borsa...
è sempre così: nei posti ci devo arrivare a modo mio.
in fondo non può essere così difficile, se vado verso giù-sinistra (che in italiano sarebbe sud-est, credo) ci devo arrivare per forza, no?
eh... no.
ho la vaga impressione di essere andata un po' troppo giù e troppo poco sinistra, dato che sono finita a Wall Street, ma poco male, dato che senso pratico suggerisce che se mi giro e vado a destra-su (altrimenti detto nord-est) non ci sono molte alternative: o trovo 'sto benedetto ponte o casco in acqua...
infatti, cammina cammina, eccolo lì.
ve l'avevo detto, io.
ora mi manca solo capire come salirci sopra...
perchè non è che sia una cosa proprio del tutto scontata, dato che l'unica indicazione che trovo nel raggio di un chilometro è un tabellone scritto a mano con disegnato col pennarello  un omino che fa le scale (per la cronaca, io non avrei saputo farlo meglio, giuro).
la vista dal ponte è spettacolare, ancora più bella di quanto non sembri nei film...
dalla mia ho anche che, alla faccia della citythatneversleeps, stamattina in giro non c'è un cane nemmeno a pagarlo... misantropiaportamivia, adoro questo posto, sul serio.
continuo a guardare in giro con l'espressione da ebete spalmata in volto, scattando foto in una quantità tale da fare invidia ai giapponesi davanti alle vetrine di Prada a San Marco; vedendomi da fuori non posso sembrare nient'altro che quello che miserevolmente sono: una sprovveduta, ingenua e rincojonita turista italiana.
tipo che arriverei a fotografare anche la merda di un cane, se solo Manhattan non fosse così scandalosamente pulita.
cincischio guardando in giro, i grattacieli che riflettono il sole, la statua della libertà in lontananza... tutto sembra allo stesso tempo gigante e a portata di mano.
ci sono dei palloncini colorati incastrati sulla grata di protezione; è curioso... ovunque vada trovo qualche palloncino da qualche parte.
ci vuole molto poco ad attraversare il ponte, al contrario di quanto avevo letto sulle guide che la prospettavano come una "lunga passeggiata", gironzolo un po', prendo un altro caffè, non resisto alla tentazione di fare quella foto che fanno tutti da Washington street.
odio le foto che fanno tutti, ma la mia fissazione per le linee non mi lascia scampo.
fumo una sigaretta su una panchina prima di tornare indietro sul Manhattan Bridge.
si può fumare sopra i ponti qui???? boh! sai mai, 'sti americani son così strani... sono pur sempre quelli secondo cui puoi andare a scuola con una colt 1911, ma non puoi bere una birra per strada...
riprendo a scarpinare.
il panorama da qui è ancora più bello...
millemila fotografie.
incontro pochissima gente anche qui; una mamma in bicicletta con figlio sul seggiolino, un paio di persone da sole come me, un tizio che fuma una sigaretta... ah ma allora si può???
una ragazza che fa jogging mi sfreccia accanto alla velocità della luce; è alta-alta, magra da far paura e biondissima.
a momenti mi prende un colpo, poi ci ragiono sopra: LaSmilza è a Miami o giù di lì, deve aver snapchattato qualcosa in proposito.
ma poi... vuoi che in tutta NY ci vada quasi a sbattere proprio io?
ma poi... anche se fosse... cosa diavolo dovrebbe fregarmene????
suvvia, siamo un po' intelligenti.
recupero un barlume di buonsenso e riprendo la mia passeggiata.
verso la fine c'è un campo da baseball.
un campo da baseball vero con veri bambini che giocano.
ok... pure a Treviso c'è il campo da baseball eh... ma volete mettere? questo è un campo ammmmerigano, mica versione lidl.
che poi nemmeno so perchè mi faccia così simpatia, io a giocare a baseball sono una ciofeca già solo con la wii.
inizia una serie di palazzi scarabocchiati.
adoro gli scarabocchi.
altre millemila fotografie.
scendo dal ponte, giro a destra prendendo una via a caso e girovago.
girare accazzo è il mio sport preferito quando vado in qualche posto; camminare senza meta guardandomi attorno e ascoltando musica.
è proprio girando accazzo che ieri mi sono persa il Manhattanhenge: ero così presa a barboneggiare nel West Village che mi sono dimenticata del tramonto per cui ho rotto tanto i coglioni ad un sacco di gente prima di partire.
mi fucileranno.
e c'hanno pure ragione.
intorno a me c'è un tripudio di insegne in cinese; uno dietro l'altro negozi di cose più disparate, saloni (stanzette) per la manicure, quelle che presumo dovrebbero essere erboristerie, e cibo, cibo everywhere.
nell'aria c'è un odore particolare, quello che LaNico chiama "la puzza di New York".
è un po' come se avessero cotto dei cupcakes immergendoli nell'olio del pesce di una friggitoria ambulante di Riccione, spolverandoli col curry.
una cosa che ti farebbe rivoltare lo stomaco in qualsiasi angolo del mondo, ma invece lì, in una domenica mattina newyorkese, ti sembra persino appetitoso.
prendo una laterale valutando se sia l'ora di mangiare qualcosa o cercare un altro caffè e intanto cammino, cammino, cammino... finchè ad un certo punto sento una sensazione strana....
è come se fossi in un posto familiare...
non so come, ma sono già stata qui...
guardo meglio attorno e porcocazzoio lo so dove sono.
a meno di una cinquantina di metri c'è un palazzo di mattoni rossi, al pian terreno un negozio con un'insegna bianca.
quella è casa di #NN.
me l'ha fatta vedere lui, su street view, tipo sei mesi fa.
non ho parole.
Cosmo sei uno stronzo, seriously.

____________________________________________________to be continued..._______

mercoledì 7 dicembre 2016

SCUSA, NON CAPISCO

ci sono molti motivi per cui una persona viaggia da sola.
io, nello specifico, viaggio da sola perchè mi piace stare da sola.
prendere i miei tempi, perdermi negli spazi, osservare le cose, interagire con la specie umana per libero arbitrio.
avendo qualche gene psycho nemmeno troppo latente, quando sono in giro passo dallo stare giorni interi senza proferire parola alcuna che non sia strettamente legata all'ordinare del cibo, al ritrovarmi a chiacchierare alla fermata di un night bus con un anziano inglese che mi racconta di quando stava a Venezia durante la guerra con i canali che puzzavano di cacca [true story].
resta comunque empiricamente provato che la gente abbia più voglia di parlare con me di quanto io abbia voglia di parlare con la gente...
è così che negli anni ho affinato la mia tecnica dello SCUSA, NON CAPISCO quando sono in terra franco/anglofona.
scusanoncapisco è un toccasana per tagliare corto coi deficienti o per tirarsi fuori da qualche situazione noiosa.
e capita che alle volte sia anche un modo divertente per passare dieci minuti a [non]parlare con persone che, credendo che tu non capisca davvero, dicono cose che altrimenti non direbbero affatto...

Londra.
agosto.
esterno giorno.
passeggio da sola per Tottenham Court Road con uno zainetto in spalla bevendo caffè.
un ragazzo con una cartellina in mano mi ferma e comincia a parlarmi di una petizione da firmare...
parte il piano misantropiaportamivia:
"scusa, non capisco, non parlo bene inglese"
"do you live in London?", dice scandendo le parole.
"no"
"tourist?"
faccio segno di sì con la testa.
"oh, ok..."
sto per proseguire per la mia strada, quando chiede "spanish?"
"no, sono italiana"
"oh, italian! siono stanco! fa friedo!"
scoppio a ridere, pensando che oh, se queste sono le uniche parole che ha imparato, nel bel Paese non si dev'essere trovato poi molto bene!
"quasi... ma non è freddo, fa caldo!"
lui mi guarda con aria confusa, mi sa che non ha davvero capito un tubo.
io continuo il mio teatrino: "freddo vuol dire cold, caldo invece è hot" gli dico, pronunciando rigorosamente cold con la o aperta e hot senza la acca.
"aaaah, ok" annuisce, poi mi guarda e sorridendo dice: "you are hot"
mi lascia un po' sorpresa, ma lo dice in maniera carina...
voglio dire... l'esemplare maschio spesso non ha un modo molto aggraziato per dimostrare il proprio interesse; una volta ho rimediato un "quante patate ha mangiato tua mamma per farti così gnocca?", giuro su dio, ed è stata una cosa talmente penosa che dubito fortemente che quello la veda nemmeno col binocolo, una patata.
"it is hot" ripeto, facendo la finta tonta.
"oh yes, but you are hot" dice sottolineando lo you indicandomi con il dito, divertito da un gioco di parole che crede che io non capisca.
capiamoci, non è che cestaapprovà eh, il suo è soltanto un complimento spontaneo senza secondi fini, incastrato dentro un finto equivoco.
e sono proprio quei complimenti lì, quelli gratuiti, che mi imbarazzano da morire, così tanto che in genere faccio finta di non capirli nemmeno se me li fanno in italiano.
so che sto arrossendo, è decisamente ora che io tagli la corda.
saluto, giro i tacchi e scappo via.
attraverso la strada e faccio per imboccare Goodge Street, quando un'altra ragazza con la cartellina in mano mi ferma e ricomincia la tiritera.
la interrompo gentilmente dicendole, in inglese, che mi spiace, ma non abito a Londra, sono solo in vacanza...
mi chiede dove sto andando di bello e le rispondo che ora vado al Pollock's Toy Museum, più tardi a Neal's Yard; mi consiglia un posto vicino a Covent Garden dove andare a mangiare qualcosa...
chiacchieriamo qualche minuto.
giro lo sguardo sul marciapiede opposto e incrocio quello del ragazzo di prima.
ride scuotendo la testa, consapevole di essersi fatto prendere in giro.
gli sorrido e gli faccio un gesto di saluto con la mano, lui risponde agitando la sua.
mi giro e riprendo il mio viaggio misantropo.
chissà se e quando parlerò di nuovo con qualcuno, nei prossimi giorni?

martedì 20 settembre 2016

DOMENICA

5.17 am: BrightonTheCat ha fame.
rotolo giù dal letto, mi trascino fino alla stanza di là, apro la bustina di straccetti di coniglio, ne verso metà nella ciotola, faccio un grattino al gatto in mezzo alle orecchie, mi ritrascino verso il letto e torno a dormire.
tutto regolare.
normale amministrazione.

8.33 am: BrightonTheCat vuole uscire.
rotolo giù dal letto, mi trascino fino al salotto, apro la porta che dà sul giardino, tiro le tende per non far vedere alla vicina le condizioni subumane della cucina, bevo un bicchier d'acqua, mi ritrascino verso il letto e torno a dormire.
tutto regolare.
normale amministrazione con variatio week end.

10.24 am: mi decido ad alzarmi.
infilo i pantaloni della tuta, apro i balconi, accendo la macchina del caffè, scorro la tl di facebook sul telefono andando avanti e indietro tra una stanza e l'altra.
tutto regolare.
o forse no.

in mezzo ai soliti post qualcuno ha condiviso una notizia dal sito dell'ansa.
apro la pagina.
l'articolo è piuttosto breve eppure non sono in grado di comprendere il testo per intero.
il mio cervello è riuscito ad elaborare solo tre informazioni:
esplosione - New York - 23rd st. 6th ave.
non riesco a respirare.

lì vicino, lì troppo vicino, al sesto piano di un palazzo con un portiere cagacazzi, c'è l'ufficio di N.

non riesco a muovermi.
mi viene da vomitare.

accendo la tv e cerco di concentrarmi, di capire cosa, come, dove, quando.

esco in giardino, accendo una sigaretta, cerco di razionalizzare.
le otto e mezza di sabato sera, non poteva essere lì.
di sicuro era da qualche altra parte...
a casa sua, con lei.
o a cena da qualche parte, nel lower east side o a Brooklyn o dovecazzoglipare, con lei.
per la prima volta mi ritrovo a pregare dio che fosse con lei.
qualsiasi cosa, purchè non fosse lì.
e se invece avesse dimenticato qualcosa? se avesse avuto un appuntamento? se avesse avuto da fare e avesse fatto tardi?
no.
lui sta bene.
lo sentirei se non fosse così, lo sento sempre quando c'è di mezzo lui.
controllo l'ora del suo ultimo collegamento su whatsapp: le 7:29 mie, l' 1:29 sua.
va tutto bene.
va. tutto. bene.

ritorno sul divano, faccio il giro di tutti i telegiornali.
mi sento terribilmente spaventata e impotente.
la sola idea che possa accadergli qualcosa mi fa morire.
mi pare di sentirlo mentre mi dice con tono annoiato "mi sembri mia madre" per l'ennesima volta...

vorrei scrivergli, ma non posso.
non posso per un sacco di motivi, che non ho deciso io.
"sto bene".
solo due parole, è tutto quello di cui avrei bisogno.

i legami tra le persone non godono di proprietà transitiva.
il fatto che qualcuno sia estremamente importante per te non implica che tu sia importante per lui.
d'altro canto, il fatto che qualcuno ti cacci a pedate dalla propria vita non implica che tu riesca a farlo uscire dalla tua.
in ogni caso puoi guardarla come ti pare, ma se tieni davvero a una persona devi trovare il coraggio di lasciarla andare quando sceglie di non rimanere, per quanto male possa fare.

riprendo lo zapping ossessivo-compulsivo dei tg e cambio, cambio, cambio, cambio, cam...
un'immagine di sfuggita mi ha colpito nella penultima schermata.
torno al canale precedente.
eccolo lì.
in basso a sinistra, sopra titoloni a caratteri cubitali e accanto alle immagini in diretta di ambulanze e auto della polizia coi lampeggianti accesi, c'è la foto di un tizio.
solo che non è un tizio qualsiasi, lui è Andrea Marinelli.

non conosco di persona Andrea, ma so benissimo chi è.
si sa, io so un po' di roba su un sacco di gente, è uno dei miei talenti.
uno dei suoi, invece, è raccontare le cose.
perchè spesso non è solo quello che dici, ma è come lo dici a fare la differenza.
il resto di ciò che so di lui me l'ha sempre fatto piacere molto; non so precisamente perchè, ma così, ad istinto, mi dà la sensazione di uno di cui ci si può fidare.

è complicato da spiegare, ma il fatto che quello che sta parlando ora sia proprio lui ha un significato particolare, un senso che va molto al di là di un giornalista in collegamento al telegiornale.
è una questione di dettagli.
non è solo un caso, lo so bene.
Andrea parla di tante persone che in quel momento se ne stavano beate a farsi i fatti loro da altre parti della città e che, probabilmente, nemmeno si sono accorte di cosa stava accadendo.
tra quelle parole che arrivano nelle case di qualsiasi italiano, è come se ci fosse un messaggio solo per me.
continua il suo discorso con un tono di voce sicuro e rassicurante: New York non si ferma, domani è un giorno nuovo e tutti riprenderanno a fare le loro cose senza farsi condizionare.
sono le stesse parole che mi direbbe N.

nyc non si ferma mai ed è proprio per questo che il suo posto è lì.
gli somiglia quella città, sembrano fatti della stessa essenza.

se la vita fosse un quaderno, la sua sarebbe un raccoglitore ad anelli contenente solo pagine bianche; ogni mattina un foglio nuovo da scrivere da zero, staccare la sera e archiviare in un posto che guarda soltanto di rado.
la mia, invece, sarebbe un taccuino consumato con i fogli ben rilegati, pieno di appunti, scarabocchi e spazi bianchi nel mezzo lasciati in sospeso, da riempire prima o poi; un libricino da tenere in borsa e portare sempre con me, per non perdere e non dimenticare le cose passate.

mentre lui corre sempre avanti senza girarsi indietro, io non posso fare a meno di stare a osservarlo da lontano, con l'istinto di proteggerlo e la consapevolezza di non poterlo fare.
"mi sembri mia madre".
già, lo so, è vero.
e adesso va' a lavarti i denti, mettiti il pigiama e fila a letto, piccola testa di cazzo, chè oggi mi hai fatto perdere dieci anni di vita.

sabato 6 agosto 2016

GLASSY GIRL [GOODBYE]

madre natura mi fece ciecata.
tipo che a conti fatti ci vedo praticamente la metà di una persona normale.
porto gli occhiali da quando avevo quattordici anni.
da quando nelle interrogazioni al liceo prendevo quattro perchè non riuscivo a leggere i fogli di suggerimento che alzavano i miei compagni in seconda fila.
oddio, non che poi sia andata molto meglio eh... però almeno mi sono accorta che da lontano non ci vedevo un cazzo.

credo, modestamente, di aver un certo taste per gli occhiali.
del resto, dato che senza non posso nemmeno andare al bagno, col tempo ho imparato a fare di necessità virtù.

qualche anno fa, dopo i Paco Rabanne rotondi, i Gucci trasparenti, i Prada rettangolari, i Ferragamo da drag queen che il mio ottico mi ha più volte chiesto di rivendergli, sono arrivati loro: un paio di Vanni (mai sentiti nominare prima) da supernerd, con la montatura spessa, nero satinato.
e niente...
ci ho acchiappato un sacco con quegli occhiali.
ma da non crederci.

con l'avvento del famigerato FaceFeed, loro (mica io) sono diventati un vero e proprio must ed è così che è nata la glassy girl.
dei messaggi ricevuti (e parliamo di centinaia al giorno, mica spicci) un buon terzo era riferito più alla mia montatura che a me.
dai complimenti pacati alle proposte da osteria, ne ho sentite di tutti i colori.
ci abbiamo riso un sacco io e #IlChicco, quando ancora si era amici-amici, a leggere le stronzate che riuscivano a partorire le menti di questi individui.
il nostro sport preferito.

è stato merito, o forse sarebbe meglio dire colpa, loro se ho conosciuto lui, in un noioso pomeriggio di giugno.
come tutti i deficienti di FaceFeed, solo che lui era un deficiente speciale.
erano proprio quegli occhiali la cosa che gli piaceva di me, tanto da chiedermi di indossarli quando gli mandavo qualche foto dove non li portavo.
negli ultimi due anni li ho usati come i croccantini per gatti, per cercare di farlo tornare quando si allontanava troppo.
solo si sa, i gatti non sono proprio scemi, alla fine non ci cascano più.

mi hanno accompagnato in mille avventure.
mi hanno portato dall'altra parte del mondo, in un viaggio che, senza di loro, avrebbe avuto un significato diverso.
mi hanno portato fortuna.
mi hanno portato guai.
grandi gioie.
grandi dolori.

mi guardo allo specchio e non so vedermi senza, sono parte di me, di quello che sono.
mi guardo allo specchio e non riesco a continuare a portarli; se ne stanno lì appoggiati sul naso a ricordarmi quello che volevo da morire e non ho avuto.
è ora di chiuderli in un cassetto e andare oltre.
e fa male rinunciarci.
fa male lasciare andare quella che è una delle pochissime cose che mi resta di lui.

è il momento di un paio di occhiali nuovi.
più grandi, più squadrati, più sottili.
forse non servirà a nulla.
forse sì.
a brand new glassy girl.


a new day
a new age
a new face
a new lay 
a new love
a new drug
a new me

venerdì 29 luglio 2016

ON AIR [NOIR DÉSIR ET TOI]

Pendant que la marée monte
Et que chacun refait ses comptes
J'emmène au creux de mon ombre
Des poussières de toi
Le vent les portera


al buio in giardino.
ci siamo solo io, la musica, le sigarette e lei, quella sensazione pesante incastrata nella trachea.
mando avanti la playlist una, due, tre, quattro volte, poi eccola: le vent nous portera.
un pezzo oscuro per la sua sonorità e per l'eco macabro che tutti i brani dei noir désir sono destinati a portarsi dietro.
già, perchè succede che un giorno Bertrand Cantat uccide la donna che ama nella stanza di un hotel di Vilnius.
una storiaccia tetra che parla di artisti maledetti, cuori tormentati e disequilibri, difficile da ignorare.

alzo il volume, chiudo gli occhi e cerco di non pensare a niente, ma non posso.
c'è un particolare, in tutta questa storia, che si è infilato nel mio cervello come un tarlo e non mi lascia in pace.
dettagli.
sono sempre quelli che mi fregano.

"Bertrand Cantat uccide la donna che ama nella stanza di un hotel di Vilnius...."
Vilnius, la capitale della Lituania.
Vilnius, la città natale di una ragazza alta alta, magra magra e bionda bionda. 
una ragazza che un giorno arriva a New York per fare la modella.
la modella che viveva con un tipo bizzarro con le bretelle e i capelli spettinati.

è strano come la mente cambi la prospettiva delle cose.
è strano come tutto, sempre, ovunque, continui a parlarmi di te.
è strano come più io cerchi di dimenticarti, più non riesca a mandarti via.

polvere di te che mi è rimasta addosso.
polvere di te che il vento non riesce a portare via.

venerdì 22 luglio 2016

22 LUGLIO: SANTA MARIA MADDALENA DI MAGDALA

quando sono nata padreh avrebbe voluto chiamarmi Giorgia.
Giorgia come Giorgio, il nome di padreh.
fratelloh, che aveva sette anni, ha tirato su la terza guerra mondiale perchè se chiamavano me Giorgia come Giorgio, allora dovevano chiamare anche lui Giorgio come Giorgio.
cosa che quando sei un settenne ha perfettamente senso.
al termine di una rumorosa campagna di protesta, madreh e padreh hanno chiesto "allora, figlioh, come vuoi che chiamiamo sorellinah?" e fratelloh:
"Maddalena".

per molti anni l'ho davvero detestato.
tutte le mie amichette avevano nomi come Sara o Cristina o Francesca, tipo che ne chiamavi una e si giravano minimo in cinque, mentre io ne avevo uno da vecchia matrona siciliana col fazzoletto nero in testa e il rosario in mano che faceva a gara con Concettina e Addolorata.

poi invece ha iniziato a starmi un pochino più simpatico...
alla fine degli anni '80 hanno cominciato a passare in tv "Don Tonino", un telefilm italiano scrausissimo con Roncato e Sammarchi; una cosa davvero, davvero, davvero trash, basti pensare che oltre a cip e ciop ci hanno recitato pure Lory Del Santo e uno dei Bee-Hive (dico sul serio, uno dei Bee-Hive umani).
nemmeno a dirlo io, che già da piccola avevo un feeling con le storie dove qualcuno schiatta di morte violenta, lo adoravo e non me ne perdevo una puntata (anzi, quasi quasi se lo trovo me lo riguardo pure).
insomma, per farla breve in questo "Don Tonino" c'era una bambina rompicoglioni che si chiamava proprio Maddalena...
era la prima volta, se escludiamo la canzone "Maria Magdalena" di Sandra, che trovavo il mio nome in qualcosa di "famoso" e così ho cominciato a pensare che, se lo usavano in un telefilm che secondo me era bellissimo, non doveva poi fare così schifo, no?

a metà degli anni '90 è uscito un tormentone globale intitolato "Macarena".
è stata un'agonia.
ci sono voluti almeno un paio d'anni, non scherzo, prima che tutti i simpaticoni del circondario la piantassero di farmi notare l'assonanza chiamandomi cantilenando e roteando il bacino, con tanto di saltino finale.
io, che stavo in piena fase post-grunge-chic-adolescenzial-cagazzi, li avrei bruciati tutti.

ovviamente, per tutto il corso della mia esistenza, ho dovuto fare un po' i conti col fatto che ce n'è una, di Maddalena, famosa per davvero:
SantaMariaMaddalenaDiMagdala, la prostituta più celebre della storia.

quando hai il nome di una puttana vip, le cose non sono sempre semplici semplici.
ricordo ancora una simpaticissima puntata di Gilmore Girls in cui la lessa, dopo il primo giorno di scuola, chiede alla madre borderline "mamma, perchè tutti mi chiamano Mary?" e l'esaurita "perchè pensano che sei una sfigata che non distingue un pene da una vagina, amore mio bello" e la rintronata "aaaaaaaaanh, ho capito! ma allora come mi avrebbero chiamato se fossi stata un putanun che la dava via come il pane?" e la schizofrenica "ti avrebbero chiamato Maddalena".
clap clap clap.
no, davvero, ottima battuta Amy Sherman-Palladino.

devo comunque ammettere che ho sempre potuto godere della serrata concorrenza offerta da Elena di Troia, che se vogliamo è più alla portata di tutti e quindi più accessibile al perculo, specie quando frequenti il liceo e hai una compagna di classe che ha la sfiga di chiamarsi proprio Elena.

ad ogni modo è con l'entrata in voga dei massoni, gli illuminati, Dan Brown, Adam Kadmon e cazzi e mazzi, che le cose hanno cominciato a dare il meglio di loro...
qualche anno fa tornavo da Marina di Massa in treno, il viaggio della speranza.
già era cominciata bene che arrivata in stazione avevo trovato l'armageddon: almeno una dozzina di poliziotti in tenuta antisommossa (casco, scudo in policarbonato e manganello) piantonava il binario in attesa del mio treno.
uno di loro si avvicina a me e qualche altro passeggero e ci chiede cortesemente di rimanere fermi all'interno di una precisa area della banchina e, una volta arrivato il regionale, salire esclusivamente tutti insieme sulla prima carrozza.
al che ci è parso lecito chiedere che diamine fosse tutto quel casino, mentre alle spalle dell'agente cominciava ad arrivare una flotta di scalmanati che Abatantuono versione Attilaflagggelloddidddio je faceva una pippa, e questo, serafico, ci dice "ah no, niente... c'era Massese-Pisa oggi, dobbiamo caricare sul treno gli ultras che tornano a casa".
ho passato l'ora seguente chiusa in uno scompartimento blindato, con tanto di elicottero di scorta sopra il convoglio finchè, a Pisa, la mandria di cretini se n'è scesa.
arrivata a Santa Maria Novella, il mio intercity era stato cancellato e mi sono fatta Firenze-Mestre seduta sul pavimento del corridoio di quello successivo, con due ore di ritardo.
finalmente in terra veneta, ho preso l'ultimo regionale per arrivare a casa.
la quiete.
sul sedile di fronte al mio si è seduto un ragazzo, un tipo strano.
tempo cinque secondi e già mi aveva attaccato una pezza assurda, parlando a raffica, sempre e solo lui.
in pratica questo tizio era un infojato di non so quale movimento cattolicoqualcosa.
tornava da Assisi, dove avevano fatto un ritiro di preghiera, comunione e meeting del vattelappesca.
lì aveva conosciuto questa tipa con cui aveva trovato la congiunzione cosmicospirituale e avevano fatto all'ammmmore per ore sulla gradinata di non ho capito bene cosa.
facendo tutto ciò che era in mio potere per rimanere seria, me ne stavo sulla mia poltroncina ad ascoltare.
io si sa, con gli squilibrati fuori di testa ci vado proprio a nozze.
devo, devo, devo, devo scoprire a che livello di idiozia possono arrivare.
dopo venti minuti buoni di monologo, il tipo ha chiesto come mi chiamo.
educatamente ho risposto "Maddalena".
lui, che non era zitto un secondo fino a quel momento, è ammutolito di colpo.
mi ha fissato con uno sguardo a metà tra l'orrore e l'odio e, puntandomi contro l'indice, ha cominciato a sbraitare:
"TU!!!! TU HAI IL NOME DELLA CONCUBINA DEL SIGNORE!!!! QUELLE COME TE PORTANO ADDOSSO LA MALEDIZIONE!!!! CHI PARLA CON TE VERRA' DANNATO IN ETERNO!!!!"
si è alzato di scatto, ha raccolto in fretta il giubbino e il borsone dal sedile accanto ed è corso a sedersi dalla parte opposta dello scompartimento.
ero senza parole.
cioè, davvero, cosa può fare uno davanti ad una scenata del genere?
gli altri passeggeri stavano tutti zitti e guardavano un po' me e un po' il tizio, completamente allibiti, incerti se sbellicarsi o chiedere l'intervento del TSO.
a me scappava tanto tanto tanto da ridere.

grazie, padreh, madreh e fratelloh che non mi avete chiamato Giorgia.
grazie.

venerdì 8 luglio 2016

BANANA PANCAKES [FRUIT & PINTEREST ISSUES]

eccoli qui, i pancakes che pensano di farti fessa.
quelli secondo cui tu saresti così stupida da non accorgerti che al posto della farina ti ci hanno cacciato dentro una banana.
bella matura, tra l'altro.
che per me equivale a dire quasi marcia.

chi mi conosce sa che io e la frutta abbiamo grossi, grossi, grossi problemi.
del tipo che: 
ci sono cose che non si possono nemmeno nominare (capito Fede????) 
cose che mi causano conati di vomito seduta stante (tipo le ciliegie)
cose che mi fanno soltanto ribrezzo (tipo i kiwi)
cose che boh, non ho mai assaggiato e probabilmente non assaggerò (tipo il mango)
cose che non è che non mi piacciano, ma non le mangio lo stesso (tipo le pesche)
cose che mi piacciono, ma non sopporto  di avere in bocca (tipo le more)
cose che mangio raramente, ma devono essere sottoposte a una precisa procedura prima di poter essere masticate (tipo le mele e le pere)
e le fragole.
le fragole mi piacciono da morire.
le mangio pure a pezzetti, fate voi.
beh, ovviamente le mangio se le taglio io.
non penserete mica che potrei mangiare le fragole fatte a pezzetti da Geppe il calzolaio, magari rimaste a prendere aria per ore.
oddiostopervomitare.

le banane, invece, sono decisamente nella categoria delle cose che non riesco assolutamente a tenere in bocca.
non ridete ché ti vedo.
mi piace il sapore della banana.
mi piacciono tutte le cose alla banana, tipo il gelato, lo yogurt, le caramelle...
ma proprio a masticare una banana-banana non ci posso nemmeno pensare.
sentire sotto ai denti quella poltiglia molliccia e viscida...
oddiostopervomitaredinuovo.

ma torniamo ai pancakes....
su pinterest trovate ogni tre per due questa ricetta del banana pancake.

ora, chi mi conosce sa che anche con pinterest c'è un problema.
tipo una sindrome da pin ossessivo-compulsivo.
pinno molto.
tutti i giorni.
ma mica mi fermo qui.
no no, io vado oltre e qualche volta (spesso) le cose che pinno provo pure a farle.
con un tipo 75% di buoni risultati, devo ammettere.
ma ciò non toglie che il 25% siano delle ciofeche da paura.

comunque... dicevo... i pancakes....
oggi ho una certa difficoltà a fare un discorso compiuto.
la mia testa continua a collegare tra loro cose apparentemente senza senso.
il che mi fa venire in mente Auguste Dupin.
cavolo, adoro Edgar Allan Poe...
non vedo l'ora di andare a casa e strusciarmi su BrightonTheCat.

ma.... i pancakes.
i banana pancakes fanno decisamente parte del 25% delle ciofeche.
pinterest ti illude che, mischiando due uova a una banana quasimarcia, puoi avere questa cosa qui:



ovviamente, come potevo io non provare a fare dei pancakes che ti promettono di essere davvero dei pancakes, ma che si fanno in 5 minuti senza farina nè zucchero???
sono andata subito a prendere 'sta banana quasimarcia (e fidatevi che andare al supermercato per prendere una singola banana è un'esperienza imbarazzante), ho sbattuto bene le uova e la banana col minipimer, messo sul fuoco la padella e tadaaaaaaaaan!!!!!!
ne è uscita nammmerdachepiummerdanonsipuò.
ora... credo che il problema sia stato il minipimer.
probabilmente il composto ha incorporato troppa aria e ne è uscita una brodaglia schiumosa che non la mangerebbe nemmeno ilWilly (e ilWilly, credetemi, mangerebbe qualsiasi cosa).
è che forse bisognerebbe solo spiccicare la banana con la forchetta e mischiarla con l'uovo.
ma così resterebbero i grumi.
grumi di banana.
capirete bene che non si può.
ho detto grumi di banana.
GRUMIDIBANANA.
viscidi pezzetti umidicci di banana.

mi sento truffata.

mercoledì 29 giugno 2016

LONDRA: SE FOSSI UNA BLOGGER SERIA VI DIREI CHE...

e insomma niente, è di nuovo Londra.
spudoratissima comfort zone, lo so.
ho bisogno di qualche giorno per riallineare un po' di cose e finora nulla ha mai funzionato come la città della sciùra Betta.
anche se, non so nemmeno spiegarmi come, negli ultimi due anni qualcuno è quasi riuscito a convincermi che fosse un posto brutto e cattivo.
e forse è anche questo il punto: ho bisogno di dimostrare a me stessa che quella presenza non è più così forte nella mia testa, o dove diamine è riuscita ad infilarsi.
non è che la voglia proprio zittire... vorrei semplicemente riuscire a farla parlare più piano, abbastanza da non farmi male.
legare i luoghi alle persone è un errore colossale.
legarsi alle persone in ogni caso è un errore colossale.
è la dura vita del misantropo.

anyway...
inizia la caccia a posti interessanti, che nel mio caso in genere si traducono in street art, cimiteri, sushi nel parco e musei di cadaverini...
oddio, che detta un po' così suona non troppo bene, ma fidatevi che è meglio di quel che sembra.

ora...
se fossi una blogger seria, adesso cercherei di convincervi supportando la mia tesi con nomi tipo
David Walker, C215, Ben Wilson e blablabla, consigliandovi di fare un giretto per Shoreditch
Brick Lane (specie se, come a me, vi piacciono le cosevecchie, altrimenti dette vintage se volete fare i fighi, tanto sempre cosevecchie sono) o semplicemente di zonzorellare accazzo guardandovi in giro, che qualcosa si trova sempre...
[Mr.Brainwash, da qualche parte vicino a New Oxford Street, ma credo sia sparito già da mo'... l'ultima volta che ci sono passata era tutto sgarrupato, ma adoro le gambotte cicciottose di quella bambina]



oppure vi direi che la Saatchi Gallery [Duke Of York's HQ,King's Rd,Chelsea, scendete a Sloane Square, Circle o District line] è bella bella bella, e se vi siete già smoccati dal groppone i musei di rito (quelli che vieni fulminato al rientro se non ci hai fatto almeno una foto davanti alla gradinata, per capirci) ci dovreste andare per forza già solo perchèvelodicoio.
che poi il signor Saatchi sia quellollì che ha portato alla gloria gente come Damien Hirst e Tracey Emin... voglio dire, è tutto grasso che cola.

vi racconterei che c'è un posto, a giù-sinistra della cartina (in italiano a Sud-Ovest del centro) a Richmond, che si chiama Eel Pie Island [zona 4, South West Trains, stazione Twickenham].
un posto strano dove negli anni '60 bazzicavano tizi tipo i Pink Floyd, Paceallanimasua Bowie, l'amena combriccola di Ozzy e, ovviamente, le Pietre Rotolanti.
oggi è un pezzetto di terra raggiungibile solo tramite un ponte pedonale o in barca (io voto per il ponte pedonale, ché le barche mi fan paura), una cosa a metà tra Wonderland e il Regno di Oz.
avete capito che sarebbe proprio robbacheffapperme...
abitata da un centinaio di persone, l'isola è (purtroppo) privata, anche se è possibile visitarla un paio di volte l'anno, in occasione degli Open Studios in cui vengono aperte le porte dei 26 studi degli artisti residenti. 
just for your information: la prossima occasione di fare un giro a Eel Pie Island è esattamente questo week end, 2/3 luglio. 
quindi, se state bazzicando da quelle parti, alzate il culo e andate a vederla.
voi mi ringrazierete, mentre io vi odierò in eterno, checcevoletefà.

potrei anche insinuare che, se per caso siete in una di quelle giornate in cui vi fanno male i piedi perchè avete camminato come dei beduini e non avete santi di fare un passo neanche morti, potreste buttarla in vacca e andare a Greenwich [zona 3, scendete a Cutty Sark for Maritime Greenwich, DLR, oppure arrivateci facendo un giretto sul Tamigi, tipo guardate qui NB: se fate il biglietto in biglietteria (quindi NON online), mostrando la vostra Oyster o la Travel Card vi fanno pure lo sconto, tanto per...].
ovviamente, pure i greenwicciani c'hanno il loro mercatino e blablabla, ma se, come dicevamo prima, dovesse essere che ormai avete la tendinite acuta a forza di macinare chilometri, andate a spalmarvi sull'erba a prendere il sole.
giusto giusto vicino a dove arrivate (sia con la DLR che col transatlantico dei puffi), c'è il parco (parchetto) dell'Old Royal Naval Collage, ma di questo ce ne potrebbe anche fregare poco poco; quello che piace a me è che proprio accanto c'è il Trinity Laban Conservatoire of Music and Dance, e se beccate il momento giusto, potete starvene al sole ad ascoltare gli studenti che suonano.
se siete sfigati e trovate la giornata del solfeggio, portate le vostre povere chiappe affaticate a Greenwich Park.


tipo che potrei anche insegnarvi qualcosa di nuovo...
ora... lo sapevate voi che quando nasciamo abbiamo già tutti i denti?
voglio dire... sia quelli decidui (non andate a googlare, sono quelli da latte...) che quelli permanenti??? 
beh, io non lo sapevo.
almeno fino a quando non sono stata al Hunterian Museum [c/o il Royal College of Surgeons, 35-43 Lincoln's Inn Fields, scendete a Holborn, Central o Piccadilly line].
ecco, questo è un esempio perfetto di che cosa intendo con museo di cadaverini
fidatevi, è interessante.
ed è affascinante, con tutte queste grandi vetrine, le luci fredde, i vasi con i fregnetti in formalina.
e poi quando entri ti danno il bagde da appendere alla camicia, che fa figo.
suvvia... non lo volete un badge????
l'unica cosa brutta, ma bruttabruttabrutta, è che all'interno non si possono fare fotografie.
 mettetevela via se come me siete di quelli che non disdegnerebbero l'ingrandimento di una carognetta appeso in salotto.

e ormai... dopo avervi portato sulla via dei cadaverini, capirete bene che il passo verso il cimitero sarebbe breve, vero?
io, per esempio, vi spedirei al Brompton Cemetery [Fulham Rd,Kensington, scendete a West Brompton, Overground oppure a Earl's Court, District e Piccadilly line].
ovviamente da vivi.
magari non proprio tutti, ma la maggior parte.
capisco bene che andare per cimiteri possa sembrare un po' da sociopatiaportamivia, ma levatevi di testa la triste e deprimente idea del camposanto nostrano...
i cimiteri inglesi sono in realtà dei parchi molto belli; hanno una dimensione particolare, è logico, ma sono... ecco... tipo... rilassanti.
ci sono i corvi, gli scoiattoli e (pare) anche le volpi.
[nda: e per chi mi ha definita "creepy" per 'sta storia del cimitero... vorrei dire... ci sono ben più probabilità di prenderti qualche malattia venerea fulminante su uno stupido yacht mentre bevi champagne in compagnia di stangone che non vedono un panino dal 1993, che venire rincorso e divorato da uno zombie....]

e fosse mai che ci prendiate gusto, si potrebbe organizzare una caccia al tesoro con Catherine, Lizzy, Annie e le due Mary.... [ecco, ora puoi dirmi che sono creepy].

insomma, se fossi una blogger seria, forse qualcosina di interessante potrei anche tirarlo fuori...
ma siccome invece io scrivo cose...
me ne torno a fare la lista delle stramberie che mi aspettano nella mia prossima trasferta londinese.
poi magari ve le racconto.
o magari no.

mercoledì 8 giugno 2016

COSE CHE MI INQUIETANO E CAUSE DI DISAGIO

quelli che dicono il "padre nostro" con i palmi delle mani rivolti al cielo.
o che cantano forte dai banchi della chiesa.
o che doppiano il prete a voce alta per far vedere che "la sanno".
ma che problemi hanno?
seriamente, mi incutono timore.

la roba abbandonata accazzo tra gli scaffali del supermercato.
tipo i petti di pollo in mezzo alle pastiglie per la lavastoviglie, i tubetti di dentifricio tra i biscotti, l'insalata vicino agli scottex.
dovrebbe essere perseguito legalmente.

le parole che contengono la sequenza "quie".
tipo "inquietare".
mi inquieta da matti.

quelli che parcheggiano male.
una volta #ilmaleficoexchehasposatounaltraehadatoilmionomealcane si è trovato sul parabrezza un cartoncino con stampato sopra "se scopi come parcheggi, non meravigliarti di essere cornuto".
ecco, io vorrei sinceramente stringere la mano al genio possessore dei citati cartoncini.
se una persona non sa parcheggiare, deve starsene a casa.
punto.
[e mi astengo da qualsiasi commento su #ilmaleficoexecceteraeccetera e le sue doti nel mettere la macchina in garage].

quelli che fanno rumore mentre masticano.
e qui non c'è possibilità di appello.
vanno sterminati senza pietà.

le neomadri.
ma qui ce ne sono talmente tante da dire che prima o poi ci farò un capitolo a parte.
un lungo capitolo a parte.

la frutta tagliata a pezzetti.
il male.
non esiste qualcosa di più orrendamente orrendo dei pezzetti di frutta.

gli psicopatici che mi danno della psicopatica.
diciamolo pure: se siamo usciti insieme è quasi certo che tu abbia una nemmeno troppo nascosta tara mentale.
io non esco con gente sana di testa.
mai.
e se per caso usciamo e scopro che non sei un disadattato sociopatico, ma un semplice deficiente, stai certo che non mi sentirai mai più.
quindi niente... ho un'esperienza decennale in questo campo, perciò non ti ci provare nemmeno a girare la frittata e ad essere tu a dare a me della psicopatica.
perchè è ovvio che sono psicopatica.
ma io sono una psicopatica estremamente intelligente.
tu sei psicopatico e basta.

l'allattamento in pubblico.
dite quel cazzo che volete.
per me è NO.

i tombini allineati male.
avete presente i tombini in mezzo alla strada?
avete presente quando ci passano sopra con il trabiccolo per fare le strisce sull'asfalto?
avete presente quando aprono il tombino per fare dei lavori e poi, richiudendoli, non fanno combaciare la linea sulla strada????????????
ecco, questo diventa un problema.

quelli che mettono gli status stronzi su facebook.
lo status stronzo è quello della tipa che scrive qualcosa di triste e lacrimevole o di straincazzoso furibondo, tipo "sono a pezzi, la mia vita è finita" oppure "devi morire male", senza offrire dettaglio alcuno.
e, ancora peggio, poi ha il coraggio di aggiungere il commento stronzo del commento, che in genere consiste nel rispondere alla bffciccinacarina che chiede "cos'è successo?" con "te lo dico in pvt".
eh no, giudaporco.
ora lo dici a tutti.
perchè sicuramente me ne frega meno di zero, ma io adesso lo voglio sapere.

propio.
pultroppo.
semafero.

le persone senza il mento.
ora... lo so che non è colpa loro, ma mi fanno impressione.
come i nani.
no, non è vero, i nani mi fanno proprio paura.
mi sento molto una bruttissima persona ora.
chiedo scusa a tutti i nani del mondo per aver detto questa cattiveria.
a tutti i nani tranne la nana stronza del programma di real time, quello della coppia nana coi figli adottati, nani pure loro.
lei è odiosa.
ma davvero davvero davvero.